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FARFARÒ 'RE FARFARIÈ, è la guida-cantastorie dei borghi antichi che narra ai visitatori, storie e leggende di grandi uomini, di luoghi, di vicende, di tradizioni e gastronomia del passato e del presente con uno sguardo al futuro; una maschera senza spazio e senza tempo nata dalla fantasia e dalla creatività dell’agenzia Publart-eventi.
Un insieme di storia e leggenda, un giovane poeta e cantore nato ai tempi dei briganti durante i moti rivoluzionari del 1822, nella Valle dei Mulini in un antico borgo del Cilento, oggi una delle perle del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Storia di Farfarò re Farfariè
(una vicenda sospesa tra storia, leggenda e mistero)
Egli fu un giovine poeta e cantore nato nel Cilento al tempo delle faide sanguinarie, della fame, dei pezzenti dove per poco o nulla si perdeva la vita, per un malanno, per aver rubato una mela o per esser ribelli alle ingiustizie dei potenti. I tempi in cui i lupi gridavano alla luna sorda e silenziosa ed i briganti si ribellavano al nobile straniero che sfruttava il sudore dell’onesta gente. Quando tutto questo avvenne, e tanto altro ancora, anche il nostro poeta e cantore fu ferito nel suo intimo quando gli fu strappata crudamente la cosa a lui più cara, la sua amata Fiammetta. Per questo egli iniziò a viaggiare, di borgo in borgo, senza mai trovare pace, conobbe artisti della pittura, della scultura, poeti teatranti ed ignoranti, saltimbanchi, scrittori e musicisti, pezzenti ed imbroglioni, anche loro maestri nell’arte del sapersi arrangiare Cominciò ad usare il suo sapere per coloro che ne avevano bisogno; un gesto buffo, una magia, un indovinello, un proverbio, un racconto, una canzone poteva sembrare poca cosa in quel tempo, ma serviva per dar luce a un volto triste…per strappare via una lacrima.
Fu d’animo nobile il giovane poeta, quando gli toccò non si tirò in dietro e difese chi venne schernito, offeso, derubato e deriso anche a rischio della sua stessa vita. Giunse un dì in un borgo spigoloso e un po’ cadente dove un vecchio, burbero e sapiente, neppure gli fece aprir bocca che già aveva preso a parlare e disse che sapeva già chi fosse e ciò che stava cercando.
Egli gli narrò una leggenda, che parlava di artisti come lui, alla ricerca di qualcosa poco chiara eppur grandiosa, gli parlò di una chiave musicale che ancora mancava nei testi e nelle musiche del tempo, disse poi d’uno strano enigma contorto che se risolto avrebbe di certo rivelato la chiave mancante con la quale poteva essere composto un tale brano di musiche e parole magiche e celestiali, mai udite sulla terra dall’uomo, di bellezza senza uguali! Disse ancora il vecchio saggio in quel tono appassionato che ciò avveniva poiché tale chiave e quelle musiche con essa fatte avevano il potere di esaudire un desiderio profondo e puro di colui che l’avrebbe trovata, ma chi l’avesse usata avrebbe dovuto rinunciare a qualcosa di terreno. |
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Il giovane radioso non volle sentire altro e s’incamminò per la sua strada con una sola cosa in testa… le parole dell’arcano enigma che danzavano come giocolieri impazziti… e fu in una notte fredda e limpida col cielo trapuntato di stelle che il giovane viandante cadde in un sonno profondo, ed un suono d’improvviso risuonò nel suo strano sogno, un suono stridulo ed esilarante che pareva proprio essere…Ma egli si desta all’improvviso, ed una febbre creativa lo prende all’istante, con le note e le parole comincia a giocare senza più pensare, le storce le rigira le allunga, le fa rimbalzare, mentre gli cresce sulle labbra un misterioso gran sorriso.
In un attimo, che neppure lui se ne fosse accorto sulla carta si lesse una breve melodia, un po’ strana all’inizio, un po’ storta, un po’ stonata, assai bizzarra all’apparenza, assai sgraziata, ma scrivendo ancora egli vi scorse dentro qualcosa di speciale, s’accorse di essere di fronte alla segreta chiave musicale!
Così strana, così magica, sempre più esilarante… ecco sciolto l’oscuro indovinello! “se lo mangi oppur lo pensi, se si appiccica sul viso…”
Ma certo, è chiaro! Era il Riso!! Quella era la chiave per una nuova arte c’egli apprese come un lampo e la iniziò anche ad usare, ci fece un testo, delle musiche e tutto col sorriso fu nuovo, magico e più bello e per magia d’improvviso egli sparì risucchiato dal fuoco del suo bivacco, trascinato in un’altra dimensione, un nuovo mondo… il mondo della fantasia, in uno dei suoi tanti regni, che mai fu così vario e colorato! il mondo delle maschere, dei coriandoli, della follia, il regno del Carnevale!
Questo fu il promesso dono!
E il Signore delle maschere lo volle premiare con una cerimonia assai speciale, alla presenza di Pulcinella, Arlecchino, Colombina e Brighella, Pantalone e Balanzone e altre maschere da tutto il mondo intervenute per l’occasione.
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Signore delle Maschere Sua Altezza Re Carnevale:
“Il grande giorno è giunto…e come da sempre accade, un’altra maschera sorge dal mondo della fantasia ed a buon diritto entra nel nostro fantastico Regno del Carnevale, ecco a voi il giovin poeta e cantore della terra del Cilento che dopo tanto viaggiare e tanto tormento, ha risolto l’antico arcano della chiave dello spirito creativo ed è giunto qui a voi per ricevere il giusto premio e la giusta gloria, come si conviene! Egli riceverà tre doni di natura assai speciale, tre spiriti giungeranno… le virtù del carnevale!
Burlesco, grottesco e fiabesco, queste rare qualità vestiranno di magia le molte arti ch’egli ha appreso nel suo viaggiare, dai tanti e bravi artisti ch’ebbe ad incontrare, e con le qualità sue, che gli donò madre natura,n diverrà il nostro campione d’ogni arte e creazione!
Così avverrà come è tradizione e come per ogni altra maschera è già accaduto e come continuerà ad avvenire nei secoli futuri.
Venga a noi il primo spirito, che Burlesco fu chiamato, che dia pure la sua virtù al nostro giovine neonato”. (Burlesco dona al giovane un naso rosso, simbolo dell’allegria).
“Il secondo spirito che non è famoso certo per dolcezza e per bellezza, porta il nome di Grottesco… entri pure col suo dono che seppur vi pare brusco, per burlare è molto buono! (Grottesco dona al giovane una rosa, simbolo della dolcezza in contrasto con le deformità)
“Entri il terzo, il più importante, che trasforma il piombo in oro, s’egli vuole i gatti parlano e gnomi trovano un tesoro i pesci volano leggeri , i pini parlano col pesco, ha l’aspetto d’un gran mago…
il suo nome è Fiabesco!” (Fiabesco dona al giovane un campanellino, simbolo della magia).
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“Signori e popolo delle maschere!! È giunto il gran momento!! Ch’entri il nuovo volto del poeta… La maschera!!
Questa è la tua maschera, giovin cantore e poeta, forgiata nei boschi segreti dalle invisibili fate nane tu la meriti…
l’hai conquistata con la tua arte e con l’amore per la nostra terra e le sue genti… con le tue storie con la tua musica col tuo cantare… con le tue opere nobili e la tua allegria…
Farfarò re Farfariè sarà da oggi il tuo nome!! (Farfarò re Farfariè diviene finalmente maschera) e Re Carnevale esclama:
Viva Farfarò re Farfariè, la nuova maschera del Cilento!
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